Giornata mondiale dell’ambiente: i nostri acquisti sono davvero sostenibili come pensiamo?

Nuovo anno, nuove problematiche, ma il Fast Fashion sopravvive ancora.

Per chi non lo sapesse, questo fenomeno è uno dei più dibattuti nella moda. Si tratta della produzione di capi d’abbigliamento a prezzi molto bassi, con l’obbiettivo di offrire ai consumatori le tendenze del momento ad un prezzo conveniente.

Il Fast Fashion ha avuto origine nella rivoluzione industriale, ovvero quando iniziò la produzione di capi in serie. Da quel momento, gli abiti hanno iniziato ad essere venduti ad un prezzo medio-basso, diventando sempre più accessibili al pubblico; che fino a quegli anni era stato in gran parte escluso dal mondo della moda.

Negli anni ’70 nascono brand come Zara, H&M, GAP e Primark, diventando dei veri e propri colossi della produzione in serie.

I pro sono sicuramente: l’accessibilità a tutti e il concetto di continuo cambiamento per seguire le ultime tendenze; d’altra parte però i contro sono innumerevoli. Vendere un prodotto low cost significa produrlo in condizioni lavorative svantaggiose; inoltre, non si presta attenzione all’impatto che queste produzioni hanno sull’ambiente, utilizzando tecniche e materiali altamente nocivi per il luogo che le ospita.

La consapevolezza riguardo la tematica della sostenibilità ambientale ha portato più persone ad acquistare prodotti di seconda mano, diventando un vero e proprio trend da sfoggiare in video haul (video in cui si mostra ciò che c’è nelle shopping bag), invitando anche gli altri utenti a recarsi in Thrift Shop o mercatini.

È nata anche una challenge chiamata #100wears: con l’obiettivo di aiutare le persone a trasformare i consumi veloci e frequenti in lenti e pensati, indossando un capo almeno 100 volte.

Molte aziende del mondo della moda cercano di dimostrare come hanno abbracciato il concetto di green, in diversi casi però si è rivelato essere solo un argomento di facciata (greenwashing).

Lo sapevate che l’85% dei tessuti prodotti ogni anno, ovvero 21 miliardi di tonnellate, vengono inviati in discarica? La conseguenza dell’impatto ambientale è anche una problematica sociale, per questo motivo la svolta deve iniziare all’interno delle aziende e delle scuole, luoghi di formazione.

In quale caso potremo davvero considerarci sostenibili? Nel momento in cui la sostenibilità smetterà di essere un trend da seguire per aumentare le vendite e si seguiranno determinate prerogative: il rispetto della salute dei lavoratori e dei consumatori e la razionalizzazione dei processi creativi e produttivi.

Come disse Vivienne Westwood: “Scegli bene, acquista poco, fa’ che duri nel tempo”.

Nel frattempo, Lookalikers, voi come noi scegliete uno stile di vita più sostenibile e rimanete sintonizzati sui nostri social per saperne di più!

 

https://www.tuttogreen.it/fast-fashion/
https://www.elle.com/it/moda/ultime-notizie/a40006951/moda-sostenibile-quante-volte-indossare-vestito/